Credo nelle case che raccontano chi siamo.
Dare una nuova possibilità a una casa, prima ancora che qualcuno la scelga.
Una casa vuota, appena ristrutturata, può essere impeccabile. Eppure, a volte, manca qualcosa.
Manca quella sensazione che ti fa entrare e pensare: qui potrei vivere.
Questo appartamento aveva già ottime basi. Noi dovevamo fare un passo in più: aiutare chi lo avrebbe visitato a immaginare la propria vita lì dentro.
Il primo sguardo conta.
Per questo abbiamo lavorato sull’ingresso perché fosse ordinato, luminoso e accogliente, con quei piccoli dettagli capaci di farlo sembrare già vissuto.
Non da qualcuno in particolare. Da chiunque avrebbe potuto riconoscersi in quella casa.
La cucina ancora non c’era. O meglio, quella che c’era era da eliminare. E allora ne abbiamo messa una di cartone.
Perché anche se sappiamo perfettamente che è soltanto un allestimento, davanti agli occhi cambia tutto: improvvisamente quella grande stanza smette di essere un involucro e comincia ad assomigliare a una casa.
Anche l’immaginazione ha bisogno di qualche punto di riferimento.

Il living era ampio e luminoso.
Abbiamo creato piccoli angoli diversi: uno per stare insieme, uno per leggere, uno semplicemente per fermarsi. Il bianco e la luce naturale facevano già gran parte del lavoro.
Noi abbiamo aggiunto il resto, cercando di suggerire possibilità senza decidere al posto di chi sarebbe arrivato.
Il letto a castello c’era già. Era in buone condizioni e avremmo potuto semplicemente lasciarlo lì.
Ma mi piaceva pensare al bambino che lo aveva vissuto. Ai giochi, alle storie inventate, alle sere prima di addormentarsi. Ci sono oggetti che raccontano una casa meglio di qualsiasi decorazione.
Così abbiamo deciso di conservarlo.

Quello che prima era uno spazio per i giochi poteva diventare qualcosa di completamente diverso.
Una cabina armadio.
A volte basta guardare uno spazio con occhi nuovi per scoprire che può avere una seconda vita.

Questa è forse la parte che amo di più.
Abbiamo installato una grande zanzariera che, quasi come una tenda, suggerisce una piccola capanna.
Perché credo che una stanza per bambini debba lasciare spazio anche alla fantasia.
E poi, accanto al gioco, uno spazio per studiare o lavorare.
Crescere significa anche questo: avere un posto dove sognare e uno dove concentrarsi.
Luce, toni chiari e materiali naturali. Poi arrivano le candele, la sera, e tutto sembra diventare più lento. Un luogo pensato per lasciare fuori il resto del mondo.
Il bagno era stato completamente ristrutturato.
Abbiamo lavorato perché anche questo ambiente entrasse nel racconto della casa: pochi elementi, toni chiari, un’atmosfera pulita e rilassante.
La grande doccia aperta ha sostituito la vecchia vasca.
Perché in una casa da mostrare, ogni stanza deve avere qualcosa da dire.

Era una bella giornata di fine estate.
Abbiamo sistemato il terrazzo con pochi elementi, quelli giusti per suggerire un’idea di vita all’aperto.
Un ombrellone, qualche arredo, un po’ di verde.
E improvvisamente è stato facile immaginarsi lì, con un bicchiere in mano, a fine giornata.
Forse è proprio questo il compito dell’Home Staging: non mostrare semplicemente una casa, ma far venire voglia di viverla.
L’Home Staging non cambia la storia di una casa. La prepara per quella che verrà.
In questo appartamento abbiamo cercato di valorizzare ciò che già esisteva, aggiungendo atmosfera, ordine e qualche piccolo dettaglio capace di accendere l’immaginazione.
Perché la casa che stai vendendo o affittando ha già avuto una vita.
Il nostro lavoro è aiutarla a farsi scegliere per quella che potrebbe avere domani.
Home staging realizzato in collaborazione con Susanna Menegotto.