Credo nelle case che raccontano chi siamo.
Una seconda casa che aspettava solo di sentirsi importante.
Ci sono seconde case che, con il tempo, diventano il posto dove finisce tutto quello che non trova più spazio nella prima.
Arredi spaiati, oggetti accumulati, cose che non si vogliono buttare ma nemmeno si sceglierebbero davvero. E così, piano piano, quella che dovrebbe essere una casa per le vacanze diventa quasi una casa di serie B.
Questa, però, aveva una storia diversa.
Quando ho incontrato la proprietaria, ho capito subito che non voleva semplicemente sistemare la casa. Voleva farla rinascere.
Era un luogo di famiglia, caro e pieno di ricordi, ma desiderava trasformarlo in qualcosa di nuovo: un posto dove sentirsi bene, rallentare, trascorrere giornate spensierate con la famiglia e, soprattutto, ritagliarsi del tempo per sé.
Anche con le amiche, senza dover aspettare una vacanza o un’occasione speciale.
Da qui è nata la moodboard.
Ho scelto il colore verde come filo conduttore, abbinandolo ai toni naturali del legno, delle fibre e dei tessuti. Una palette morbida, fresca, ma non banale, pensata per portare dentro casa quella sensazione di calma che cercavamo.
La cucina è stata ripensata su due lati e la zona living ha trovato finalmente il suo equilibrio.
Il piano superiore sarebbe stato invece completato direttamente dalla famiglia.
L’ingresso non doveva essere solo il punto da attraversare per arrivare in cucina.
Abbiamo sfruttato anche quello spazio, trasformando il sottoscala in una presenza discreta e funzionale e dando finalmente ordine a tutta la zona.
Era una casa da svuotare dal superfluo e riempire di significato.
Per questo il progetto non è nato dalla voglia di cambiare tutto, ma dal desiderio di restituire a ogni ambiente un’identità e, soprattutto, alla proprietaria il piacere di viverlo.
Perché forse il vero lusso, in una seconda casa, non è avere tutto.
È avere finalmente un posto in cui non dover fare niente.
Solo stare bene.